Udito: fatti e curiosità

Scala dei decibel: cos’è e quando si parla di inquinamento acustico

By 10 Settembre 2020 No Comments


Tutti i suoni e i rumori si identificano sulla base di due variabili: la frequenza e l’intensità. Maggiore è la frequenza più il suono è percepito come “acuto” dall’orecchio umano, viceversa più una frequenza è bassa più farà percepire il suono come “grave”.
L’intensità del suono, invece, viene quantificata in base al livello di pressione sonora che questo esercita sul nostro timpano e l’unità di misura che utilizziamo per farlo è il decibel.
La scala dei decibel è il sistema di riferimento attraverso cui misuriamo l’intensità dei suoni e, di conseguenza, lo strumento che ci permette di identificare oltre quale soglia si parla di inquinamento acustico, di suoni e rumori dannosi per l’udito.

Livelli di decibel: quali consentiti per la salute uditiva e quali no

Il livello base, a partire dal quale l’orecchio umano rileva la presenza di un suono nell’aria, è indicato come 0dB (zero decibel).
Partendo da questo valore, le frequenze sonore vengono identificate in relazione al grado di sensibilità dell’orecchio che le percepisce. Se la durata del suono cui le nostre orecchie sono esposte è minore di un secondo, parliamo di impulso sonoro (ne è un esempio il battito di un tacco sul pavimento).

Il limite massimo d’intensità di un suono o di un rumore cui le orecchie possono essere esposte per evitare conseguenze gravi sul sistema uditivo è inferiore agli 80-90 dB.
In linea generale, tutti i suoni fino ai 50-60 dB sono ben tollerati dall’orecchio, mentre al di sopra di questa soglia e fino ad arrivare a 90 dB, possono essere causa di disagio e fastidi sia all’apparato uditivo che all’intero organismo, soprattutto se l’esposizione ad essi è prolungata.
La soglia del dolore comincia intorno ai 120 dB.

Davanti ad uno scenario come quello descritto, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in tema di salute uditiva, ha identificato due limiti medi di decibel cui l’orecchio può essere esposto per evitare danni all’udito:
55 dBA (decibel ponderati) di giorno;
45 dBA (decibel ponderati) di notte.

Un’esposizione prolungata dell’orecchio a frequenze sonore che si trovano oltre questi valori può avere come conseguenze:
• problemi di concentrazione e accumulo di stress;
• ansia e irritabilità;
• difficoltà a dormire;
• disturbi respiratori o cardiocircolatori;
calo dell’udito di diversa entità.

Quando si parla di inquinamento acustico

La nostra è per antonomasia la società del rumore: le abitudini che abbiamo, il modo in cui sono organizzati i centri urbani e, più in generale, l’assetto moderno in cui viviamo ci espongono 24 ore su 24 a suoni e rumori di diversa entità.

Con il termine inquinamento acustico ci si riferisce ad un insieme di suoni e rumori che superano i limiti consentiti, con i quali conviviamo per volontà (frequentazione di locali in cui la musica è troppo alta), inconsapevolmente (traffico cittadino) o per motivi lavorativi (professioni cantieristiche).

Esempi di inquinamento acustico

Alcune frequenze, come i suoni della natura, sono piacevoli: pensiamo al fruscio delle foglie generato dal vento (10 dB). Altre sono per noi costanti e abitudinali, come una conversazione con le persone (60 Db).
Altre ancora possono generare fastidio alle orecchie, come ad esempio il rumore provocato da un martello pneumatico (100 dB) in un cantiere su strada.

Tra i rumori cui siamo esposti, dannosi per l’apparato uditivo e, più in generale, per la nostra salute, rientrano:
livelli di musica troppo alti nei locali, ai concerti e nelle discoteche (105-110 dB);
fuochi di artificio, soprattutto se ci troviamo vicini al luogo da cui vengono lanciati (fino a 130 dB);
lavori di cantieristica su strada (fino a 120 dB);
traffico stradale, aereo e ferroviario (dai 70 dB in su);
ma anche tutti quei rumori, ad esempio, generati dall’utilizzo di elettrodomestici in casa (inquinamento acustico domestico).

Conclusioni

L’esposizione all’inquinamento acustico, continua o limitata nel tempo, può danneggiare l’udito in modo permanente.
Nei casi più gravi, infatti, possono verificarsi:
perforazione del timpano;
trauma acustico;
ipoacusia neurosensoriale;
acufeni.

È quindi fondamentale imparare a proteggere le orecchie, soprattutto quando si è a contatto con un rumore che supera i limiti consentiti.