Udito: fatti e curiosità

La terapia del suono per trattare l’acufene

By 21 Agosto 2020 No Comments

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Chi soffre di acufene, chiamato anche tinnicus, può risentirne pesantemente nella vita di tutti i giorni.
Gli acufeni, nella loro forma più grave, hanno ripercussioni importanti anche nello svolgere attività fisiologiche come pensare o dormire.

Nei casi più gravi, inoltre, il fastidioso “ronzio” o “fischio all’orecchio” può essere accompagnato anche da ipoacusia.

Che sia localizzato in un solo orecchio o percepito in entrambi, l’acufene può diventare intollerabile e, se non trattato, può portare perfino alla depressione.

È fondamentale quindi, per la persona che ne soffre, rivolgersi ad un esperto e definirne l’intensità attraverso le prove audiometriche.
In questo modo si può stabilire il tipo di trattamento più appropriato e cercare di alleviare gli effetti collaterali.

Come curare l’acufene: la terapia del suono

Una vera e propria cura dell’acufene ancora non esiste. Tra i trattamenti più quotati per limitare il problema c’è la terapia del suono.

Si è riscontrato infatti che l’emissione di suoni altri, come frequenze musicali o rumori bianchi, distoglie l’attenzione delle orecchie dal costante “ronzio”, dando sollievo alla persona che ne è colpita.

Insegnare al cervello a classificare i suoni e i rumori

La terapia del suono fonda la sua legittimità nel processo che induce il cervello a classificare i suoni e i rumori percepiti.

L’emissione di audiofrequenze specifiche “distrae” il cervello andando a coprire o ad abbassare l’intensità dell’acufene.
In questo modo il fastidio diventa più sopportabile e la persona che ne è affetta può iniziare ad etichettare il “fischio alle orecchie” come un suono irrilevante per poi, nel tempo, imparare a conviverci.

I rumori della natura, come la pioggia o l’acqua che scorre, sono i più consigliati per la terapia del suono, per via dell’impulso di calma generale che inviano al cervello.
Queste frequenze, che rientrano nella categoria dei rumori bianchi e possono essere richiamati attraverso fonti naturali o generatori di suono indossabili (mascheratori).

La teoria alla base della terapia del suono

Il concetto di terapia del suono risale alla fine degli anni ’80 quando il neurofisiologo polacco Pawell J. Jastreboff divenne famoso per la sua rivoluzionaria ipotesi sulla natura dell’acufene.
Jastreboff considerava i processi uditivi centrali del cervello i veri responsabili dell’acufene, a dispetto di quelli periferici.
A suffragare la sua teoria, la constatazione del fatto che possibili interventi di sezione del nervo acustico sembravano non risolvere il problema del fischio all’orecchio.

Il neurofisiologo sosteneva che l’acufene fosse una condizione presente in buona parte della popolazione mondiale ma che, in buona parte dei casi, questa non avesse effetti invalidanti sulla salute delle persone.
La reazione al problema del fischio all’orecchio era quindi una condizione del tutto soggettiva.

Conclusioni

Il primo passo per trattare l’acufene è iniziare una terapia del suono continuativa da associare, nei casi più gravi, ad un percorso clinico sotto la guida di un medico specializzato.

Allo stesso tempo, è consigliabile consultare un audioprotesista, con l’obiettivo di identificare l’apparecchio acustico più idoneo al caso specifico.