Nelle orecchie dei bambini

L’altro lato dei deficit uditivi: essere genitori di un bambino ipoacusico

By 27 Agosto 2020 No Comments

essere genitori di un bambino ipoacusico
L’arrivo di un bambino, soprattutto se il primo, è un evento che comporta sempre un grande cambiamento e la ricerca di un nuovo equilibrio familiare.
Questo è ancor più vero quando il piccolo è affetto da disabilità, che sia essa diagnosticata alla nascita o a distanza di poco tempo dalla stessa.

L’ipoacusia infantile è una condizione che mette a dura prova non solo il bambino che ne è colpito ma anche i suoi genitori, catapultati in una nuova realtà con cui fare i conti.

Essere genitore di un bambino ipoacusico può provocare, soprattutto subito dopo la diagnosi, momenti di sconforto, seguiti da una serie di domande alle quali si cercano risposte concrete.

Accettare la perdita dell’udito del bambino

I genitori di buona parte dei bambini ipoacusici non hanno mai avuto casi di patologie dell’orecchio in famiglia.
Per questo motivo, scoprire che il proprio bambino ha un deficit uditivo importante può causare un senso di disorientamento e confusione. Come tutti i genitori sanno, occorre però farsi forza, accettare l’inaspettata condizione del piccolo e prendere in mano la situazione.

Crescere un bambino ipoacusico: tante domande e poche certezze

Accudire un bambino con problemi di udito è un compito impegnativo ed è facile chiedersi se si è all’altezza della responsabilità.
Preoccupazione, smarrimento e timore per il suo futuro sono stati d’animo naturali, comuni a tutti i genitori di bambini ipoacusici.

“Imparerà a parlare?”. “Come comunicherà con noi?”. “Farà amicizia o verrà isolato?”. “Si troverà bene a scuola o si sentirà emarginato?”. “Riuscirà ad essere felice?”.
Sono solo alcune delle domande più frequenti tra i genitori di un bambino con deficit uditivo all’indomani della diagnosi.

È bene rallentare, rendersi conto di non essere soli. Altri prima hanno affrontato situazioni simili e oggi possono dire di aver trovato un modo per accompagnare, con serenità, il proprio bambino lungo il suo naturale percorso di crescita.

Condividere le esperienze con chi ha vissuto o vive la medesima situazione può essere di aiuto allo stato d’animo dei genitori ed offrire al bambino la possibilità di incontrare coetanei con gli stessi bisogni speciali.

Dal disorientamento alla consapevolezza: la strada da intraprendere

Rivolgersi ad un esperto in modo tempestivo permette di essere rassicurati e di avere informazioni circa le possibilità di recupero.

Tra le figure professionali che possono costituire un punto di riferimento per i genitori dei bambini ipoacusici troviamo:
otorinolaringoiatra, medico specializzato nelle patologie riguardanti orecchie, naso e gola;
logopedista, professionista in campo sanitario specializzato nel trattamento delle problematiche del linguaggio;
audioprotesista, figura sanitaria specializzata nella valutazione e nel trattamento dei deficit dell’udito.

Oggi, attraverso l’installazione di un apparecchio acustico e grazie ad uno specifico percorso riabilitativo ed educativo, è possibile accompagnare il bambino nelle diverse fasi di crescita, garantendogli una vita di qualità.

I genitori di un ipoacusico devono assecondare tutti i suoi momenti di sviluppo, lavorando sulle capacità non ancora formate, consapevoli del fatto che lo sviluppo del linguaggio necessita di un’attenzione particolare.

Come aiutare il bambino a convivere con l’ipoacusia

Per aiutare il proprio bambino a convivere con il deficit uditivo è bene:
• a livello educativo, stimolarlo quotidianamente ad ascoltare e a comunicare, al fine di rendere naturali questi processi.
A prescindere dai momenti di confronto con il medico o con il logopedista, è fondamentale che i genitori rendano il processo di apprendimento una costante nell’arco della giornata;
• a livello pratico, insegnargli a convivere con l’apparecchio acustico, ausilio essenziale per il suo sviluppo.
L’audioprotesi deve essere percepita dal bambino come una parte del corpo, da rimuovere solo per lavarsi o dormire.

Incoraggiare il proprio figlio, insegnargli a sorridere alla vita e stimolarlo ad immaginare il suo futuro sono buoni comportamenti che possono fare la differenza sia sul piano emotivo che su quello cognitivo.
Aggiungiamo a ciò amore, pazienza e rassicurazione, ingredienti alla base di ogni rapporto genitori-figli.