Udito: fatti e curiosità

L’evoluzione degli apparecchi acustici: dalle origini ai dispositivi digitali

By 17 Dicembre 2020 Gennaio 14th, 2021 No Comments

La storia degli apparecchi acustici ha un’origine relativamente recente rispetto ai giorni nostri, sebbene da sempre l’uomo abbia cercato di studiare metodi per curare l’ipoacusia e permettere a chi ne soffre di riacquisire un’adeguata capacità uditiva.
Vediamo quindi come sono evoluti gli apparecchi acustici, dalle prime “trombe” o “cornetti” per sentire meglio, tra il XVIII e il XIX secolo, alle moderne protesi digitali di oggi.

Le trombe acustiche e i dispositivi del XVIII e XIX secolo

Le trombe acustiche erano dispositivi di supporto all’udito realizzati a mano, in ottone o rame, che si appoggiavano accanto all’orecchio allo scopo di raccogliere i suoni e i rumori esterni e direzionarli il più possibile verso il timpano.
La funzione amplificatrice non era ancora stata studiata e questi apparecchi non erano minimamente paragonabili, né per forma né per funzionalità, ai dispositivi acustici che conosciamo oggi.
Piuttosto grandi e ingombranti, per il tempo costituivano tuttavia un’invenzione straordinaria che ottenne un discreto successo.
La loro forma poteva variare leggermente a seconda del grado di ipoacusia di chi ne faceva uso e in base ai gusti estetici personali.
Tra i personaggi più noti che si avvalevano del supporto della tromba acustica c’era il compositore Ludwig van Beethoven.

Nel corso del XIX secolo, si procedette lungo due strade parallele:
• apportare modifiche alle trombe acustiche, per renderle esteticamente più accattivanti e farle diventare dei veri accessori decorativi oltre che protesi per l’udito;
• studiare nuove soluzioni per realizzare dispositivi più discreti e performanti.

Accanto alle trombe acustiche, vennero progettati e prodotti altri esemplari di protesi auricolari come ventagli e cerchietti acustici, questi ultimi da indossare, con l’obiettivo di testare dispositivi meno vistosi, che permettessero di “nascondere” la disabilità uditiva.

L’apparecchio acustico elettrico dei primissimi anni del XX secolo

Nei primi anni del ‘900, successivamente all’invenzione del telefono, fecero la loro comparsa gli apparecchi acustici elettrici, che utilizzavano la medesima tecnologia e si avvalevano di:
• un microfono a carbone;
• un amplificatore;
• una batteria.
Poiché molto ingombranti, si pensò subito a una variante da mettere intorno al collo e portare con sé. Tuttavia, sia la versione da tenere a casa sia quella portatile erano costose e non restituivano un’ottima qualità del suono, motivo per cui non vennero mai veramente utilizzati tra il grande pubblico.

Gli apparecchi acustici a valvole degli anni ’30

Gli anni ’30 sono caratterizzati dagli apparecchi acustici a valvole che si avvalevano, per funzionare, di piccole variazioni di tensione prodotte dal microfono per pilotare il flusso elettronico generato dalla valvola.
Questi dispositivi erano portatili e potevano essere indossati dal paziente, sebbene ancora di dimensioni piuttosto ingombranti.

L’applicazione dei transitor agli apparecchi acustici e il primo modello BTE

Con l’introduzione dei transitor, negli anni ’50, i dispositivi acustici divennero più comodi da gestire e da portare con se.
Da qui in avanti le protesi auricolari diventano ergonomiche: il primo modello di apparecchio acustico retroauricolare BTE risale infatti agli anni ’60 e, sebbene sia distante da quello cui siamo abituati oggi, aveva già in se alcune caratteristiche portanti.

Apparecchi acustici endoauricolari e la rivoluzione digitale

Gli anni ’60 sono ricordati, nella storia degli apparecchi acustici, come il decennio in cui comparvero i primi dispositivi endoauricolari, ma solo a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 vennero commercializzati i primi apparecchi acustici programmabili in digitale con l’ausilio di un computer. La qualità del suono di questi dispositivi per l’udito era migliorata notevolmente così come la loro forma estetica e le dimensioni.
Per la prima volta cominciava ad essere l’apparecchio acustico che si adattava alle necessità della persona che lo indossava e non viceversa.

Oggi gli apparecchi acustici hanno raggiunto un livello di tecnologia e di raffinatezza impensabile solo 50 anni fa.
Piccoli, leggeri e potenti: le protesi per l’ipoacusia del XXI secolo si adattano sempre di più agli ambienti, alle situazioni vissute e allo stile di vita di chi le indossa.
Sono dispositivi collegabili a smartphone, televisione e altri device tecnologici; apparecchi dotati di intelligenza artificiale e di una qualità del suono più ottimale che mai.