Nelle orecchie dei bambini

I problemi della didattica a distanza per i bambini ipoacusici

By 26 Maggio 2020 Settembre 28th, 2020 No Comments
I problemi della didattica a distanza per i bambini ipoacusici e non udenti

Con la chiusura delle scuole dovuta alla pandemia da Coronavirus, ci siamo abituati a sentir parlare di Didattica a distanza (DAD) e molti genitori hanno dovuto organizzarsi tra lavoro, compiti e videolezioni dei figli. C’è però una categoria di bambini che si è trovata ancor più impreparata degli altri a gestire questo momento di chiusura delle scuole: si tratta dei bambini ipoacusici e dei bambini non udenti, che non sempre hanno ricevuto un adeguato supporto nella gestione delle attività scolastiche. Vediamo in questo articolo quali sono le principali difficoltà che hanno dovuto affrontare i bambini ipoacusici e non udenti durante questo periodo di didattica a distanza.

Didattica a distanza e ipoacusia: le difficoltà principali

La scuola si è dimostrata in molti casi impreparata ad organizzare le attività didattiche a distanza, per mancanza di competenze, di supporti adeguati e di esperienza pregressa. Chi ne ha sofferto di più però sono i bambini con disabilità, già normalmente svantaggiati su molti aspetti legati all’apprendimento, ma che con la didattica a distanza hanno evidenziato enormi lacune nel sistema scolastico italiano.

In particolare, i bambini ipoacusici o non udenti hanno riscontrato particolari difficoltà a seguire le lezioni online, dovuta a:

  • Necessità di seguire il labiale dell’insegnante;
  • Problemi nell’ascolto tramite cuffie o auricolari;
  • Mancanza dell’assistente alla comunicazione, figura professionale non riconosciuta dal sistema scolastico;
  • Senso di esclusione e isolamento dal contesto sociale.

Come migliorare l’apprendimento a distanza nei bambini ipoacusici

Chi sta affrontando queste problematiche riferisce che sarebbero sufficienti piccoli interventi correttivi, volti a migliorare le condizioni di apprendimento dei bambini ipoacusici e non udenti:

  • L’utilizzo della Lingua dei Segni italiana (LIS) a corredo dell’insegnamento scolastico;
  • Adattamenti nell’uso del computer, ad esempio attraverso l’utilizzo di software specifici di supporto all’apprendimento e ipertesti con immagini e animazioni;
  • Una maggiore consapevolezza e formazione degli insegnanti, spesso inadeguati a gestire situazioni fuori dall’ordinario.

I rischi di una mancata inclusione nel contesto scolastico

I bambini con problemi di udito rischiano di avere ripercussioni negative non solo nell’apprendimento scolastico, ma in generale in tutta la loro sfera sociale e affettiva. Nel periodo evolutivo infatti, i più piccoli usano il linguaggio per dare forma alle cose e formare la propria identità all’interno dell’ambiente familiare e scolastico; è chiaro quindi che è fondamentale riconoscere tempestivamente un’eventuale ipoacusia o mancanza totale di udito, così da poter intervenire subito con gli strumenti adeguati. Il rischio principale riguarda l’isolamento sociale e l’esclusione dal mondo esterno, ancor più accentuato in questo periodo in cui i bambini non possono nemmeno frequentare la scuola.

La prima cosa da fare è un esame dell’udito, necessario per riconoscere il livello di deficit uditivo e quindi intervenire nel modo più adeguato. L’utilizzo di un apparecchio acustico in molti casi può alleviare se non risolvere completamente il problema, ma nei casi più gravi è necessario informare la scuola e predisporre tutti gli aiuti necessari affinché il piccolo possa seguire le lezioni e restare al passo con i compagni di classe.