Benessere e salute uditiva

Alzheimer: il calo dell’udito è un possibile fattore di rischio

By 29 Luglio 2020 Ottobre 20th, 2020 No Comments

Ipoacusia anziano e Alzheimer
Il sistema uditivo va incontro ad un invecchiamento fisiologico dettato dallo scorrere del tempo e dall’aumento dell’età anagrafica.
Per questo motivo, sebbene oggi si viva più a lungo rispetto al passato, sempre più persone sviluppano un deficit uditivo.

L’ipoacusia nell’anziano, detta anche presbiacusia, può costituire un fattore di rischio nello sviluppo dell’Alzheimer, una malattia che, nel mondo, riguarda oltre il 60% delle persone che soffrono di demenza senile.

Quanti sono i malati di Alzheimer in Italia

La malattia di Alzheimer è ben nota nel nostro paese, classificato come il secondo più longevo. Si stima infatti che gli italiani colpiti dall’Alzheimer siano oltre 600.000.
Intorno a loro ruota una comunità di circa 3 milioni di persone tra caregiver e soggetti coinvolti nell’assistenza ai malati.

Che rapporto c’è tra ipoacusia e Alzheimer

Un significativo calo o perdita dell’udito possono essere fattori di rischio per lo sviluppo dell’Alzheimer o complici nel peggioramento di questa malattia.

Come dimostrato da diversi studi, l’ipoacusia nell’anziano può aumentare fino a cinque volte la probabilità di sviluppare o aggravare malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer. Capiamo bene il perché.

La capacità di sentire suoni e comprendere parole è cruciale per la nostra attività celebrale. Gli impulsi sonori attivano la corteccia uditiva e altre aree del cervello, stimolandone le funzioni.
Un improvviso calo dell’udito viene spesso sottovalutato, sopratutto da chi ne è colpito, ma se non trattato può contribuire al deterioramento delle funzioni del cervello. Seguiranno isolamento sociale e declino cognitivo.

Questo è vero soprattutto negli anziani in cui si innesca un meccanismo a catena: il deficit uditivo comporta difficoltà nelle relazioni che, a loro volta, spingono la persona a rimanere in disparte, aumentando le probabilità di sviluppare demenza senile.

Le teorie in campo

Secondo i risultati di uno studio condotto dai ricercatori della John Hopkins University e pubblicato sulla rivista Jama Internal Medicine, non solo tra ipoacusia e malattie neurodegenerative c’è una connessione, ma nelle persone affette da sordità il peggioramento delle capacità cognitive sarebbe più veloce del 40% rispetto a chi non presenta deficit uditivi.

Le teorie sulla relazione tra il calo dell’udito nell’anziano e lo sviluppo del morbo di Alzheimer sono diverse ma, per tutte, le due condizioni sono legate a doppio filo:

• La teoria dell’isolamento sociale punta il dito contro la solitudine, una delle possibili cause scatenanti l’Alzheimer e una delle prime conseguenze riscontrate in chi è affetto da deficit dell’udito;
• La teoria del carico cognitivo si basa sui presunti effetti dell’ipoacusia sul cervello che causerebbe una riduzione delle risorse cognitive in chi concentra tutto il suo sforzo celebrale nel cercare di capire gli altri;
• I sostenitori della teoria della causa comune, infine, considerano Alzheimer e ipoacusia le conseguenze di altre malattie come il diabete o patologie vascolari.

Prevenzione e riabilitazione uditiva

Una cura per l’Alzheimer non è ancora stata trovata e l’assistenza alle famiglie dei malati è limitata.

Davanti ad un quadro sociale come questo, essere consapevoli del legame esistente tra età avanzata, ipoacusia e declino cognitivo è fondamentale.
Occorre fare prevenzione e, nei casi diagnosticati, seguire percorsi di riabilitazione uditiva.

Se diagnosticata in modo tempestivo, la perdita medio grave dell’udito può essere trattata con l’ausilio di apparecchi acustici, che permettono di migliorare la qualità delle relazioni sociali e di rallentare il naturale processo di invecchiamento celebrale.

Intraprendere un percorso di riabilitazione uditiva può essere un primo passo verso la riduzione del tasso di incidenza delle malattie neurodegenerative e una misura di prevenzione dell’Alzheimer.